domenica 19 agosto 2018
02.12.2011 - VALERIO GAMBACORTA

Alluvioni: bombe d’acqua e responsabilità

L’alluvione del 22 Novembre nel messinese ha drammaticamente segnato l’ennesimo “capitolo” di fango e morte che ha attraversato la penisola in questi ultimi due mesi.

“Cemento armato…la grande città, vedi la vita che se ne va..” La canzone delle “Orme”, datata 1972 non poteva che suggellare l’apertura di un’articolo tenuto in naftalina per troppo tempo.

Purtroppo dopo l’alluvione di Roma, datata 20 Ottobre (che aveva cagionato la morte di un cittadino dello Sri Lanka) e le alluvioni nel Levante ligure (25 Ottobre) e nella “cintura” genovese (4 Novembre) che avevano seminato distruzione e morte (ben dodici le vittime nell’estremità della Liguria e sei le persone perite a Genova), è di pochi giorni fa la notizia dell’ennesimo disastro idro – geologico che ha coinvolto le zone del messinese (tre morti), peraltro non nuove a simili calamità. Ricordiamo, infatti, come appena due anni fa le stesse identiche zone (chi non ricorda il disastro di Giampilieri?) vennero funestate tra Novembre e Dicembre da eventi alluvionali.

Si impone una riflessione.

I “media” hanno parlato, non a torto, di “bombe d’acqua”, alludendo alla incredibile concentrazione di precipitazioni scaricate in una singola zona in poche ore, quasi lasciando intendere come simili eventi avessero, quasi, connotazioni fatalistiche.

Purtroppo nel futuro le bombe d’acqua potrebbero essere l’amara e tragica routine con cui confrontarsi…

Senza fare falsi e stupidi allarmismi potremmo cominciare a chiederci che cosa determini simili catastrofi ambientali.

E’ un dato di fatto. Le temperature si sono alzate e di molto. Ciò è figlio in parte dei nostri comportamenti ed in parte delle decisioni dei “potenti” della terra e delle loro remore a “spegnere” o quanto meno ridurre in maniera decisiva le immissioni di gas nell’atmosfera.

Quel che manca però (e ciò costituirebbe un passo avanti nella prevenzione) è senz’altro una educazione alla evacuazione (ebbene sì…come accade per i terremoti) per le alluvioni.

In tal senso uno dei paesi più all’avanguardia in questo campo è Cuba. Dove però, paradossalmente e percentualmente, vi sono meno precipitazioni che in Italia!

Senza dubbio occorrerà per il futuro evitare altresì cementificazioni scellerate…(questo il senso del riferimento alla canzone delle “Orme”) con una decisa conversione da parte delle istituzioni alla pulizia ed alla manutenzione di rii, torrenti e fiumi.

Un dato può farci riflettere.

In tutto il mese di Settembre a Bangkok (capitale della Thailandia) sono cadute meno precipitazioni che nella funesta giornata del 4 Novembre a Genova….

E proprio Genova ci offre un ultimo spunto.

Il Fereggiano, l’ormai “famigerato” torrente esondato il 4 Novembre, fu al centro nei primi anni ’90 di un progetto volto a costruire, parallelamente al suo corso, uno scolmatore, capace di far defluire le acque in casi di piena straordinaria. Nel 1999 un processo bloccò i lavori (il solito amaro giro di fallimenti e liquidazioni). Nel 2004 vi fu l’assoluzione per i politici coinvolti ma il progetto venne riposto in un cassetto….

 


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