lunedì 18 giugno 2018
15.10.2011 - Donatella Lauria

Cultura, oggi è il compleanno del grande romanziere Italo Calvino

Il 15 ottobre 1923 nasceva uno dei più influenti romanzieri del Novecento. I suoi legami con Sanremo, dove si trasferisce a due anni per via del lavoro del padre, si respirano in molte sue opere

Oggi un ricordo, da parte nostra, era d'obbligo. Si parla e si legge sempre di cronaca, politica, gossip, trascurando, molto spesso, la parte pulsante di ciò che ha gettato le basi alla nostra società: la cultura. E nella giornata odierna non si può fare a meno di portare alla luce  un grande personaggio che ha scritto le pagine della letteratura del Novecento.

Era il 15 ottobre 1923. Nasceva a Cuba Italo Calvino, romanziere, saggista, intellettuale a tutto tondo e simbolo letterario del secolo scorso, che con la Liguria e Sanremo ebbe un legame particolare.

Di sicuro visitare Sanremo dopo aver letto  Italo Calvino porterà a capire in fondo le opere che l’uomo scrisse in questa terra. Sanremo è infatti la città che l’ha cresciuto e innamorato, in cui il gande scrittore ha vissuto  le atmosfere, le bellezze e i contrasti che rendono sempre affascinante questa Liguria: così ostica nel paesaggio, con il contrasto fra il mare e le montagne e le colline che sembrano gettarvisi dentro.

Ecco cosa scrive della città dei fiori: "sono cresciuto in una cittadina che era piuttosto diversa dal resto dell'Italia, ai tempi in cui ero bambino: Sanremo, a quel tempo ancora popolata di vecchi inglesi, granduchi russi, gente eccentrica e cosmopolita. E la mia famiglia era piuttosto insolita sia per Sanremo che per l'Italia di allora:  scienziati, adoratori della natura, liberi pensatori»

«La belle époque della Riviera era finita.... Con la guerra, Sanremo cessò di essere quel punto di incontro cosmopolita che era da un secolo (lo cessò per sempre; nel dopoguerra diventò un pezzo di periferia milan-torinese) e ritornarono in primo piano le sue caratteristiche di vecchia cittadina ligure. Fu, insensibilmente, anche un cambiamento d'orizzonti» (Italo Calvino sulla rivista “Il paradosso”, periodico per ragazzi, settembre-dicembre 1960).

«Sanremo continua a saltar fuori nei miei libri, nei più vari scorci e prospettive, soprattutto vista dall'alto, ed è soprattutto presente in molte delle Città Invisibili» (Italo Calvino in Intervista di Maria Conti in Saggi 1945-1985 – Milano, 1995).

Dunque la città più importante per Calvino, più che le varie località in cui dimorò durante la sua vita (Parigi, Roma, Roccamare), è stata Sanremo: la sua città, come lui esplicitaente dice: “Della mia nascita d'oltremare conservo solo un complicato dato anagrafico – che nelle brevi note bio-bibliografiche sostituisco con quello più vero nato a Sanremo – un certo bagaglio di memorie familiari, e il nome di battesimo che mia madre, prevedendo di farmi crescere in terra straniera, volle darmi perché non scordassi la patria degli avi, e che invece in patria suonava bellicosamente nazionalista..".

Al termine della guerra Calvino si trasferì a Torino e trovò lavoro dapprima alla redazione dell’Unità ed in seguito presso la casa editrice Einaudi, all’interno della quale la collaborazione con letterati del calibro di Pavese, Ginzburg e Vittorini allargò il suo orizzonte di artista e di critico.
La stimolante amicizia con Vittorini lo portò non solo a collaborare al Politecnico, ma a fondare più tardi con Vittorini (nel 1959) la rivista “il Menabò”.
Tra le sue numerose opere narrative, meritano senz’altro menzione "Il visconte dimezzato" (1952), "Il barone rampante" (1957), "Il cavaliere inesistente" (1959), "La giornata di uno scrutatore" (1963), "Le cosmicomiche" (1965), "Ti con zero" (1968) "Le città invisibili" (1972), "Il castello dei destini incrociati" (1973), "Se una notte d’inverno un viaggiatore" (1979), "Palomar" (1983). Nel 1956, dà alle stampe una selezione di "Fiabe italiane", ricavate dai dialetti d’ogni regione; è, pure, autore d’un celebre libro per ragazzi, "Marcovaldo" (1963). In "Una pietra sopra" (1980), raccoglie numerosi interventi sul dibattito letterario dell’epoca; in "Collezione di sabbia" (1984), prose sparse concepite per particolari occasioni. Dal 1974, collabora per un lustro al "Corriere della Sera" con racconti, resoconti di viaggio, interventi sulla realtà politica e sociale del paese; dal ‘79, continua detta attività sulle colonne di "Repubblica", sino alla morte. Che lo coglie, nel 1985, mentre è ricoverato all’ospedale di Siena.

 

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