lunedì 23 luglio 2018
21.07.2012 - Giuseppe Picchianti

Pino Petruzzelli: successo di pubblico sotto gli ulivi di San Biagio della Cima

Sotto gli ulivi della Chiesetta dell’Annunziata, Pino Petruzzelli nella sua piece teatrale “Storie di uomini e di vini”, ottiene un gran successo di pubblico.

Una storia, tante storie tra le montagne ed il mare. Dionigi, viticoltore e contadino, prima di ritirare un prestigioso riconoscimento per il proprio vino, si siede, cammina, corre, con la mente e con il corpo, le vicende che gli affiorano alla mente. Fa ridere, riflettere, emozionare ma soprattutto bloccare un attimo lo spettatore, per catapultarlo nel mondo dove la “terra è bassa e la fatica la assapori sin da bambino”. Ogni storia, ogni evento che Dionigi racconta ha a che fare direttamente o indirettamente con la vite, sin dalla nascita. A fine ottocento il protagonista nasce tra i filari delle vigne, la cesoia che prima tagliava il tralcio dal piccolo fusto, adesso recide con la stessa forza il cordone ombelicale: “anche quest’anno, i frutti sono buoni”, dirà il padre di Dionigi.

Nel monologo di Petruzzelli si viene a contatto con ogni singolo evento della vita, incastrato nella parentesi bucolica. La vita all’inizio, la morte del nonno e del padre a metà e fine spettacolo, la grandine di agosto che distrugge e fa cenere il raccolto. “La morte non è altro che l’ultimo passo della vita. Un po’ come un pomodoro –esclama Niccolò Moscerino, l’ubriaco più veloce del paese- che viene messo sott’olio: l’uomo, quando torna alla terra e il pomodoro, quando viene sepolto nell’olio, danno il meglio di sé”. La dura Resistenza di contadino durante il regime fascista, le fucilazioni, i soprusi e le violenze, sempre nei campi dove l’uva è costretta a vedere le bestialità dell’uomo. Terminata la guerra, con il fenomeno dell’urbanizzazione moderna, le campagne vengono abbandonate: il mito della città, della macchina, ma soprattutto della fabbrica di bulloni, dove si lavora “sia con la pioggia sia con la grandine e non fai una fatica bestiale”, tuona un amico di Dionigi. Lo Stato latitante negli aiuti ai contadini, le promesse di crediti agevolati, “la verità –esclama Dionigi- è che lo Stato Italiano non ha mai aiutato i contadini. I contadini si aiutano tra contadini”. Non manca il paese con il campanile rosso bolscevico e la sirena dei lavoratori al posto delle campane, grazie al sindaco Dott. Lenin, che ribattezzò quel gruppetto di case “provincia di Russia”. Le diatribe con il curato e il vescovo, che poi terminavano con le bottiglie di Rossese, belle che vuote.

Il monologo di Petruzzelli è un bel quadro agreste, dove la terra, la vite e la fatica diventano compagni di viaggio e dove l’uomo non viene mai rottamato, nonostante si diventi vecchi. Pino Petruzzelli diventa degno, con questa piece teatrale sotto gli ulivi, di essere menzionato come continuatore della letteratura bucolica, celebrata nell’epoca classica da Virgilio e Teocrito. I suoi monologhi, per l’intensità e la passione ricordano il bravissimo Marco Paolini del Vajont. Questo spettacolo termina sempre con una degustazione di vini, come per celebrare ogni volta il ricordo dello Zarathustra di Nietzsche, quando afferma “Vi scongiuro fratelli, restate fedeli alla terra!” 

Le immagini presenti in questo articolo, sono state scattate, da chi scrive, sui sentieri di Francesco Biamonti, accompagnato dal fratello Giancarlo.

 

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