venerdì 25 settembre 2020
26.01.2012 - REDAZIONE

Il Cons.re regionale Pdl Melgrati scrive al Presidente Berlusconi

“Staccare la spina a questo Governo tecnico prima che sia troppo tardi”.

Il Consigliere regionale del Pdl Marco Melgrati ha scritto al Presidente Silvio Berlusconi, questo si evince da una nota stampa dell’esponente del Popolo della Libertà. Melgrati spiega di aver deciso  di scrivere a Berlusconi dopo aver registrato ed intercettato il malumore degli elettori del popolo dei moderati, che quotidianamente incontra per il suo ruolo sul territorio soprattutto sulle tematiche delle liberalizzazioni nei confronti delle categorie di taxisti, farmacisti e professionisti.

“Questo anche in seguito alla campagna promossa con gli Amici de “Il Giornale” grazie all’importante contributo e sostegno del Direttore della Redazione della Liguria Massimiliano Lussana – precisa Melgrati -  Insieme a me in questa battaglia il consigliere regionale del Pdl Matteo Rosso e il Responsabile Sicurezza del Pdl Liguria Gianni Plinio”.

Il consigliere regionale aggiunge: “E’ di oggi il ringraziamento di Silvio Berlusconi per la manifestazione da noi promossa al Teatro della Gioventù tenutasi prima delle festività natalizie che ha avuto un grande successo di pubblico e riscosso molta attenzione da parte di elettori e simpatizzanti; questa è la riprova che anche da parte di Berlusconi c’è apprezzamento per chi canta fuori dal coro”

“Ci tengo a rimarcare infine che la nostra posizione è costruttivamente critica nei confronti dell’atteggiamento del partito che appoggia incondizionatamente questo Governo tecnico. La lettera chiede che si esca da questo stato di anestesia in cui ricade oggi la politica nazionale, supina ai ricatti morali del Governo Monti e compressa dal sentimento popolare anticasta che vede solo i privilegi della politica e non il ruolo fondamentale che ne ha da sempre caratterizzato la rappresentanza parlamentare”, conclude Melgrati.

Di seguito il testo della lettera:

"Ho deciso di scriverLe dopo aver registrato e intercettato, nell’ultimo mese, il malumore dei nostri elettori, del popolo dei moderati, che incontro per il mio ruolo sul territorio.

             Premesso che personalmente ero contrario al processo che ha portato alle Sue dimissioni, anche se ne ho apprezzato la grandezza morale e politica, e soprattutto il senso di responsabilità, in un momento dove sembrava fosse Lei l’origine di tutti i mali, la colpa del crollo delle borse (forse non solo di quella Italiana) e della differenza dello spread tra i nostri titoli di Stato e i Bund tedeschi. A distanza di pochi giorni abbiamo potuto apprezzare il contrario, e soprattutto non vediamo segnali di inversione di tendenza, nonostante il “prestigio” internazionale di questo esecutivo tecnico, che per me e  per molti dei Suoi elettori rimane un colpo di stato dei poteri forti, un esproprio della volontà e soprattutto della sovranità popolare.

Avrei senz’altro preferito che chi ha minacciato di farLe mancare i numeri in caso di voto di fiducia fosse venuto allo scoperto, assumendosi la grave responsabilità di consegnare il Paese al caos, esposto agli attacchi degli speculatori internazionali.

Oggi, pur apprezzando l’impegno coerente nell’appoggio a questo governo, non posso non notare un certo appiattimento sulle decisioni dello stesso, decisioni che, se Le avesse prese Lei con il Suo esecutivo, avrebbe portato il popolo della sinistra nelle piazze.

Credo che a Lei non si possano e non si debbano dare lezioni di liberalizzazione; avverto invece che le liberalizzazioni proposte con Decreto Legge siano quantomeno improprie, non sufficienti a creare quel volano di investimenti e a mettere in moto l’economia, non concordate con le categorie interessate, e soprattutto vanno a creare problematiche rispetto a situazioni pregresse.

Mi riferisco in particolare, per esempio, alla proposta di liberalizzazione dei taxisti; al di la e al di sopra del concetto espresso dal Governo, trovo assolutamente improponibile equiparare le problematiche delle grandi città metropolitane con quelle delle piccole realtà locali, che mi sento di rappresentare. Nella mia provincia nemmeno il capoluogo Savona ha volumi tali da soddisfare una riforma in senso liberista della categoria. Si immagini le piccole realtà delle città della costa (Alassio, Finale, Albenga, Varazze ecc.) dove le licenze in essere fanno fatica a Raggiungere una retribuzione mensile decorosa, soprattutto nel periodo invernale; e il possesso di una licenza, acquistata negli anni, garantisce anche una sorta di Tfr, una volta che si sceglie di uscire dal mercato, o per altre vocazioni o per raggiunti limiti di età. Questa riforma azzererebbe una sorta di contratto in essere, con i gravi danni connessi.

Ma lo stesso discorso si potrebbe fare per le categorie professionali, dove le soluzioni “inventate” non sono certo la panacea di tutti i mali, e dubito che apporteranno benefici al mercato. Lo stesso per le farmacie, e il discorso si potrebbe allargare ancora.

Inoltre non abbiamo ancora potuto apprezzare provvedimenti per la crescita e il rilancio economico; non abbiamo potuto vedere il riflusso sulle piccole e medie imprese dei crediti concesso (o meglio non concessi) dalle banche, nonostante gli aiuti avuti dall’Europa agli istituti di credito, a questo finalizzati.

Quello che Le chiedo, Presidente, e che le chiede il popolo dei suoi elettori, è di, in prima battuta, cercare di condizionare, nel passaggio parlamentare per la  conversione in legge di questo decreto, il testo e l’essenza stessa di questo provvedimento, con il contributo fondamentale delle categorie interessate.

Personalmente credo che in questo momento la politica appare anestetizzata, stretta tra il montante sentimento popolare anticasta e i “ricatti” morali di questo governo tecnico.

Non possiamo pensare di delegare ancora per molto al Governo dei Professori e dei banchieri quello che la Costituzione Italiana riserva agli eletti del Popolo, alla Politica; certo, serve una riforma radicale dei criteri morali e materiali di eleggibilità e rappresentanza, a cominciare dal nostro Partito.  

 Diversamente, a perdere sarà la Politica, in generale, senza distinzione tra destra e sinistra, anche se sono convinto che a perdere di più, con questo appoggio acritico e incondizionato a questo governo sarà la sinistra rappresentata dal Partito Democratico. Non a caso le forze che raccolgono il “voto di protesta”, a destra e a sinistra, quindi Lega Nord e Italia dei Valori, hanno da tempo capito che il ruolo che paga di più oggi, in termini elettorali, è quello dell’opposizione, ancorché irresponsabile.

Quello che Le chiedo io, e che Le chiedono gli elettori che incontro ogni giorno sul territorio, oggi che il risanamento è stato avviato, e che il pareggio di bilancio nel 2013 sembra cosa fatta, e riconosciuto anche dall’Europa,  è di ritornare al più presto alle urne, con un governo che risponda direttamente ai cittadini, anche a costo di perdere le elezioni.

Stacchiamo la spina a questo Governo Tecnico, prima che sia troppo tardi!!!

Con i miei più cordiali saluti e affetto sincero".

 

                                                                 


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