domenica 9 dicembre 2018
23.04.2012 - ALESSANDRO GIACOBBE

Dolceacqua: presentati restauri in San Sebastiano e San Bernardo

La Cultura protagonista a Dolceacqua. Nuove realtà arricchiscono una proposta di opere d’arte già importante, ma ancora poco nota ai più. È il risultato dei restauri che eseguiti nel centro della media val Nervia negli ultimi due anni. Domenica 22 aprile sono stati presentati al pubblico in occasione della XIV Settimana della Cultura. L’appuntamento era nell’Oratorio di San Sebastiano a Dolceacqua, fulcro di cultura e di tradizione etnografica. Dopo il saluto  del Sindaco Fulvio Gazzola, visibilmente soddisfatto e di Mons. Umberto Toffani, Vicario Generale della Diocesi, il parroco Don Alessio Antonelli ha introdotto l’intervento di Francesca De Cupis, funzionario di zona della  Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Liguria e direttore dei restauri, e dei tecnici Riccardo Bonifacio e Gianni Ziglioli, restauratore della SBSAE Liguria, che ha operato sugli affreschi della cappella di San Bernardo.

L’evento è stato realizzato in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria- che ha diretto gli interventi supportandone le spese -, la Parrocchia Sant’Antonio Abate, il Comune di Dolceacqua, e l’Associazione Culturale Ricreativa di Dolceacqua. In rappresentanza dell’Ufficio Arte Sacra Diocesana era presente la dott.ssa Valentina Silvia Zunino, nota storica dell’arte e responsabile nel settore delle opere mobili, a coadiuvare la direzione d’ufficio che è del già menzionato e benemerito Mons.Toffani.

Gli interventi scientifici sono stati assai centrati e calibrati. Di particolare interesse, ovviamente, quello della dott.ssa De Cupis, la quale si è concentrata sugli aspetti stilistici e qualitativi dei dipinti recuperati, sia in San Sebastiano che nella cappella campestre di San Bernardo. Si tratta di recuperi molto importanti per la Cultura del territorio, tali da dimostrare confronti e tangenze storico-artistiche. Molto interessanti anche le parole dei restauratori, dall’abilissimo Riccardo Bonifacio a Gianni Ziglioli. Quest’ultimo ha operato nella cappella campestre di San Bernardo, raggiungibile anche a piedi da Dolceacqua. La situazione conservativa dei dipinti murali era pessima, ma il restauratore è riuscito, assieme alla direzione dei lavori, a compiere un intervento validissimo, deontologicamente corretto e sicuramente esemplare. La leggibilità del ciclo è ora visibile in modo molto valido.

È seguita una vera e propria “processione laica” verso la silente cappella di San Bernardo. La strada mulattiera antica è praticabile e pulita. La salita offre scorci sorprendenti sul suggestivo abitato dolceacquino. Poi, tra le olive appena potate, appare la cappella nella sua ricostruzione seicentesca. Il sacello ha valore itinerario, protettivo nei confronti dei viandanti e dei pellegrini. Nell’abside si trovano i dipinti murali datati al 26 agosto 1513. Purtroppo il ciclo dipinto è stato inopinatamente interrotto dall’ampliamento dell’edificio in età moderna. Si è conservato un palinsesto in cui hanno operato almeno due mani di rilievo. La tradizione dei soggetti può essere ricondotto all’ambito delle Alpi Marittime. Nella scena di San Bernardo che incatena il diavolo favorendo il cammino dei pellegrini e dei viandanti, vestiti secondo l’uso del periodo, si ravvisano somiglianze con un analogo soggetto nella cappella di San Bernardo di Rezzo. Qui però l’attenzione è spostata sulla figura di San Bernardo di Chiaravalle, in veste bianca, piuttosto che sul vero protettore dei cammini e passi montani, San Bernardo di Aosta, che si distingue per la “pazienza” scura. Tra gli altri soggetti presenti si ricordano una inedita conversione di San Paolo, la Vergine con Gesù Bambino, il trittico murale del muro di fondo, con un coronamento recante due delfini affrontati, una classica Resurrezione, che rimanda elementi importanti per le figure dei soldati “attualizzate” con armi e vesti databili tra XV e XVI secolo. Aperto il dibattito tra gli studiosi sugli autori e sui collegamenti. I risultati sono sicuramente meritevoli di pubblicazione.

Notato tra il pubblico l’on. Claudio Scajola assieme alla moglie Maria Teresa Verda, che ha discusso informalmente con i presenti sulla sua materia, la storia dell’Arte. Presenti anche l’avvocato Artioli, il restauratore Vigliani, Fabio Piuma per l’Istituto Internazionale di Studi Liguri e tanti, tanti altri che per un giorno hanno fatto rivivere un luogo che deve diventare sempre più patrimonio dell’intera realtà delle Alpi Liguri e Marittime. Si spera che sia l’inizio di un rinnovato e virtuoso cammino. E che San Bernardo, di Chiaravalle o d’Aosta che sia, ci protegga.

Gli affreschi di San Bernardo rappresentano una testimonianza di primario interesse, ad oggi ancora poco conosciuta, della cultura figurativa che caratterizzò la capitale della signoria dei Doria tra Quattrocento e Cinquecento. L’intervento condotto da Gianni Ziglioli è stato finanziato dal Ministero, con la partecipazione della parrocchia relativamente alla manutenzione straordinaria del tetto della cappella. Dopo la presentazione nell’oratorio, sarà possibile raggiungere San Bernardo percorrendo a piedi per circa 20 minuti un sentiero appositamente segnalato. Va ricordato che l’abile Ziglioli è un veterano dei restauri relativi a dipinti murali in siti raggiungibili con relativa difficoltà. Si ricorda ancora il suo magistrale recupero di una Madonna del Latte e Santi del XV secolo effigiata nella cappella campestre, anche questa volta di San Bernardo, in quel di Cenova, valle di Rezzo.

 

 

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