giovedì 5 dicembre 2019
25.02.2012 - Alessandro Giacobbe

Candeasco, architettura territoriale d'eccellenza nel nostro entroterra

L'approfondimento dello storico Alessandro Giacobbe fotografa un gioello della parte alta della valle Impero: Candeasco

Candeasco è frazione di Borgomaro, nella parte  alta della valle Impero. Il toponimo fa capire che si tratta di un fondo ligure, con suffisso -asco, legato poi alla colonizzazione romana. E monete di età romana sono state effettivamente rinvenute nei pressi dell'abitato. Il sito urbanistico è piccolo, a poca distanza dal Borgo, sviluppato nel corso del XV secolo con il controllo dei diritti locali da parte dei Ventimiglia-Lascaris di Tenda. Gli abitanti attuali non arrivano alle 100 unità. Percorrere i caruggi di Candeasco è una esperienza singolare, perché ognuno di loro fuoriesce dall'abitato con una direzione particolare: verso Santo Lazzaro Reale, verso Caravonica, verso i prati di Guardiabella. Si tratta di un carattere viabilistico distributivo, che fa di questo piccolo centro un luogo molto interessante dal punto di vista microurbanistico. Candeasco è noto soprattutto per aver dato i natali ad una dinastia di capimastri ed architetti. Un dato di fatto quasi scontato In un territorio in cui la pietra è protagonista, perché legata alla costruzione di milioni di metri cubi di maxèi, utili alla gestione produttiva del terreno collinare. Parliamo dei Marvaldi, tra la fine del XVII secolo e tutto il XVIII secolo, con quattro generazioni: Giovanni Battista, Giacomo Filippo, Francesco Maria e Antonio Filippo. Il fratello di Giovanni Battista, ovvero Gio Francesco, avrebbe sposato la sorella dell'astronomo Gian Domenico Cassini, dando origine alla stirpe degli astronomi “Maraldi” (a causa di una corruzione del cognome originario). A Candeasco la modesta casa avita dei Marvaldi è ancora visibile, al fondo di un minuscolo passaggio proprio dietro la chiesa parrocchiale. Quest'ultima è ovviamente una realizzazione degli architetti locali, in grado di rivaleggiare con quelli ticinesi in Liguria occidentale e di proporre soluzioni innovative in chiave postridentina e barocca. La parrocchiale di Candeasco è dedicata a San Bernardino da Siena. C'è la memoria della predicazione di questo santo nel primo Quattrocento in Liguria occidentale. E c'è una bell'edificio sacro, autenticamente settecentesco, in cui lo spazio è sfruttato ai limiti del possibile con una pianta molto polare, che già tende all'ellissi e un profondo presbiterio. Il gioco di pieni e di vuoti all'interno è suggerito dalle cappelle laterali e dai piccoli cori rialzati con balaustra. Spicca la decorazione a stucco, una costante nelle chiese di questa zona. Anche perché gli architetti locali conoscevano bene l'arte della decorazione plastica e la esportavano seguendo ancora modelli tardocinquecenteschi. Nel catino absidale della chiesa, tra le altre opere d'arte, si nota una veduta della costa di Porto Maurizio ed Oneglia, frutto di un intervento pittorico molto dettagliato. La chiesa precedente doveva risalire al tardo Medioevo: rocchi di colonna asportati da quell'edificio si trovano reimpiegati come sedili negli immediati dintorni, a partire dal sagrato. Percorso l'abitato verso oriente, osservando le case rustiche, i passaggi coperti, i portali in pietra, si arriva all'oratorio confraternale di San Giovanni Battista. Si tratta di un edificio pure seicentesco, ma con una base sicuramente anteriore. Le sue condizioni statiche non sono certo ottimali. La decorazione interna è ancora una volta legata alla maniera degli stuccatori locali. Sulla facciata spicca un rilievo in pietra con l'Annunciazione, firmato da Filippo Melissano e datato 1566. Si osservano elementi tipicamente gotico internazionali affiancati ad altri ormai rinascimentali. Al di fuori dell'abitato si trova infine il santuario della Visitazione, noto come “Madonna del Fossato”. Una ricostruzione del tardo Seicento con portico esterno ad uso dei viandanti. Una preghiera, uno sguardo all'interno difeso da robuste inferriate. Ed eccoci in un trionfo di stucchi, che vanno dalle pareti alla trabeazione  alla volta, con un grande altare a colonne tortili: tutto opera di Gio Batta Marvaldi e Gio Batta Melissano, in questo caso validissimi interpreti di una tradizione che è giunta, in altro stile, fino al XX secolo. Candeasco è uno di quegli altri luoghi del cuore culturale della Liguria di Ponente che ci aspetta.

 

 

 

Commenti

Nessun commento presente.
Accedi per scrivere un commento

 
Meteo